C'è una sola condizione per accedere seriamente al blog: rispondere alla domanda. E' vero rispondere a certe domande non va di moda, quindi per me è logico farsele. Non c'è via di scampo. Punto e basta.
Rizzi
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11 commenti:
Per Dio... ma:
"I due più grandi doni di Dio concessi agli uomini dalla Celeste Clemenza sono il sacerdozio e l'impero; quello, il sacerdozio, cura le cose divine, questo invece regge e sorveglia le cose umane; l'uno e l'altro venendo da un solo principio costituiscono l'ornamento della vita umana; perciò nulla starà tanto a cuore degli imperatori quanto la virtù dei sacerdoti, poiché essi pregano perpetuamente Dio anche per loro. Infatti se il sacerdozio è del tutto irreprensibile e pieno di fiducia in Dio e se l'Impero con giustizia e abilità provvede alla cosa pubblica, vi sarà una meravigliosa armonia che darà al genere umano tutto ciò che è utile"
Giustiniano, Novella VI, Praefatio, 16 marzo 535, in Corpus Juris Civilis,III, ed. Schoell-Kroll.
Ciao
Macs
Grazie Macs,
ecco una super risposta, per una superpolitica.
Per niente altro!
La storia ci ha dimostrato che ci sono state civiltà, intendendo con questo termine un'aggregazione di più individui che perseguono un obiettivo comune, che sono esistite e resistite nel tempo nonostante non avessero un Dio, non avessero Libertà e non avessero Denaro perchè si basavano su un sistema cooperativo in cui la produzione di un soggetto va a soddisfare il bene comune senza che il produttore ne ricavi guadagno.
Detto questo, di una sola cosa nessuna civiltà ha mai potuto fare a meno: della politica; intendendo con questo termine ogni pensiero rimasto teorico o materializzatosi in una decisione pratica che si muova in direzione del bene comune, che è l'obbiettivo della politica.
Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che i bambini non hanno nè l'idea di Dio, nè l'idea del denaro, ma fin da subito "eleggono" la persona che è più carismatica o più scaltra se non vogliamo dire a loro capo(a qualcuno potrebbe non piacere questo termine) quanto meno a loro rappresentante quando magari devono porre delle rimostranze verso altri?
Questa non è la dimostrazione che la politica è insita in ognuno di noi?
Per non accontentarsi...
Mentre i grandi trascurano di conoscere non dico soltanto gli interessi dei principi e gli affari pubblici,ma i loro stessi affari;mentre ignorano l'economia e la scienza di un padre di famiglia,e si compiacciono di tale ignoranza;mentre si accontentano di essere intenditori di cibi o di vini,di frequentare le cortigiane o Thais Pyrnè,di parlare di caccia,di dire quante stazioni di posta ci sono da Parigi a Besançon,o a Philisbourg,alcuni cittadini si istruiscono dall'interno e dall'esterno di un regno,studiano il governo,diventano raffinati politici,sanno la froza e la debolezza di un intero Stato,pensano a trovare una posizione migliore,la trovano,diventno potenti,sollevano il principe da una parte delle incombenze pubbliche.
I grandi che li disdegnano,li venerano:fortunati se divenatno loro generi.
Jean de la Bruyère
(ho riscritto il commento per i troppi errori ortografici)
Grazie Francesca e Jacopo.
Commenti tra il chiaro e lo scuro.
Rizzi
Per la Filosofia:
Infatti, l'amore per la sapienza, come spiega Seneca, è il miglior modo per impiegare la propria vita,senza trascurare la Politica.
Seneca polemizza anche Attenodoro, il quale sosteneva che per esercitare la Filosofia fosse necessario allontanarsi dalla politica.
Più tardi si smentì, ma sono sicuro che il suo vero pensiero rimase il primo.
due domande:
1)cosa esisetva prima della politica?
2) ci rendiamo conto che oggi siamo in un periodo di post politica? (bruttissimo a dirsi ma è così; d'altronde se non ce ne rendiamo conto viviamo automaticamente l'anti politica)
Met
La politica (dal greco πολιτικος, politikós) è l'attività umana, che si esplica in una collettività, il cui fine ultimo - da attuarsi mediante la conquista e il mantenimento del potere - è incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali, perseguendo l'interesse di un soggetto, sia esso un individuo o un gruppo.
La definizione di Aristotele è legata al termine "polis", la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significa l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.
Questa è la definizione (tratta da wikipedia) di politica che mi trova concorde. Da qui partono le mie considerazioni per rispondere alla domanda “se non per la politica, per cosa?
Quest’anno ho votato per la prima volta da diciottenne alle elezioni politiche e per la prima volta si è concretizzato in quel piccolo segno insignificante apposto sulla scheda un “senso di appartenenza alla comunità e un senso di partecipazione alle decisioni politiche del Paese”.
Questa mi dicono, è la democrazia… Un po’ deludente… ma provo a ragionarci
La natura “nobile” della politica intesa come ideale per il bene comune della collettività, non deve essere confusa con l’attuale spettacolo della politica partitica i cui protagonisti si erigono a “casta” al di sopra degli altri comuni cittadini.
Ma io non conosco ancora la natura “nobile” della politica: nella vita quotidiana dialoghiamo, litighiamo e poi magari troviamo una mediazione nelle azioni e nelle discussioni gli amici, i professori, i genitori, gli adulti, gli estranei…forse per trovare una intesa comune sulla ns. esistenza e per individuare soluzioni concordi per risolvere problemi o conflitti…
Forse cerchiamo contemporaneamente solidarietà con il prossimo e la risoluzione dei propri bisogni. Forse dovremmo agire per aiutare e contribuire a risolvere problemi personali e collettivi, individuando una strada condivisa. Forse questo è l’agire “politico”, inteso quale azione per il bene comune.
Penso che gli ideali che si stanno formando nella mia cultura di diciottenne rappresenteranno la base dei miei pensieri politici e mi permetteranno di agire correttamente nei confronti del prossimo e della società.
Mi rendo conto che l’azione individuale è una goccia se confrontata col “mare” e la “lontananza” della politica esercitata da chi governa la società, cioè da coloro che detengono il potere e che prendono le decisioni per la collettività.
Stento a cogliere il nesso tra la volontà e le idee di tanti singoli e isolati soggetti e il potere che poi si concretizza nella “politica” espressa dal governo del nostro paese, forse non c’è nessuna comunicazione… Un baratro poi, se penso alla complessità del nostro mondo (in escalation: la piazza, gli amici, la classe, la scuola, Milano, la Lombardia, il Sud, il Nord, l’Italia, l’Europa… il Mondo…lo sbarco sulla luna…): quanto sono piccolo in questo mondo globalizzato, quanto sono insignificante… oppure quanto conto in questo mondo, quale è il mio ruolo? Come posso intervenire sulle scelte per il futuro del nostro pianeta.. o più semplicemente per il futuro della mia vita?
Per esempio: come mi posso comportare con l’immigrato, lo zingaro, il poveraccio che chiede l’elemosina per strada e mi fa “incazzare” solo a vederlo. Spontaneamente vorrei eliminarli dalla mia vista, ma qualcosa mi dice che occorre una risposta “politica” a questo fenomeno, nel rispetto loro e nostro.
Intuisco quanto sia importante per se stessi e per gli altri agire in senso “politico”, aiutarsi, discutere, individuare soluzioni, proporle nelle diverse situazioni che si vivono: la scuola, il gruppo di amici, la famiglia, la società… E quanto sia importante prendere coscienza del proprio ruolo nella società, della propria ed altrui condizione, dei propri ed altrui convincimenti e ideali e da qui partire.
Perché quindi si discute, si cercano e propongono soluzioni se non per migliorare la propria e l’altrui esistenza? L’uomo è un essere sociale e quindi politico e se non è per la politica intesa come interesse proprio e comune, per cosa si agisce come individuo nella società?
Per essere protagonisti della propria vita.
Si sceglie la politica per intervenire nelle questioni colletive con la volontà di trasformare la società invece che accontentarci di perseguire i nostri interessi privati.
Scegliere la politica significa aspirare ad essere soggetto nelle norme sociali che governano la nostra comunità, e non meramente oggetto.
La società non è lo scenario immutabile della nostra vita, come la natura, bensì un dramma di cui possiamo essere protagonisti e non solo comparse.
Esimendoci dalla possibilità di agire rinunceremmo a una delle fonti che da senso all'esistenza umana.
Scegliere la politica è il passo personale che può fare l'individuo, partendo dalla sua apparente piccolezza che non rinuncia a cercare compagni e complici, per ottenere il meglio possibile davanti a fatalità apparentemente senza rimedio.
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